il citofono dei narcisisti
Ho cancellato i profili uno per uno. Password, conferma, ultima domanda idiota: sei davvero sicuro? La risposta è arrivata senza esitazioni.
Pensavo di compiere un gesto tecnico. Invece la chiusura dei social ha funzionato come una prova di tenuta delle relazioni. Alcune persone hanno continuato a scrivermi per domandarmi cosa fosse successo. Altre hanno trasformato la scomparsa di un profilo in una sorta di offesa personale, come se la bacheca fosse stata il tavolo al quale ci si incontrava davvero.
I social insegnano anche questo equivoco. Se non rispondi subito, sei ostile. Se non pubblichi, sei scomparso. Se chiudi un profilo, hai chiuso una porta in faccia a qualcuno. La piattaforma ci educa a confondere una presenza esibita con una relazione. Poi ci lascia addosso la fretta, la sospensione del giudizio e una fame di conferme capace di far sembrare un “mi piace” una dichiarazione notarile.
La delusione maggiore è arrivata da chi parla di ascolto, cura, serenità. Le parole possono essere splendide finché restano in vetrina. La vita comincia quando quelle parole incontrano un gesto inatteso, una scelta che non porta pubblico, un silenzio che non chiede di essere riempito.
In quel punto si vede la differenza fra chi scrive per capire e chi scrive per tenere accesa l'insegna della propria bottega.
I primi accettano che una lettura, una conversazione o una scelta altrui producano conseguenze impreviste. Gli altri vogliono la recensione ordinata, la gratitudine ben pettinata, il rilancio puntuale con le citazioni "a trenino" come in quelle feste di Capodanno dove si balla sembrando tutti allegri di stare assieme, ma si è soltanto forse un po' ubriachi (e il giorno dopo infatti, tutto torna come prima).
Vogliono parole che tornino indietro portando applausi.
Io non sono fatto così.
Leggo per farmi cambiare dalle parole che incontro. Scrivo per capire che cosa mi sta succedendo. E quando una relazione mi chiede di difendere una vetrina invece di parlare con sincerità, la considero già troppo onerosa, sicuramente inadatta a ricevere il mio tempo.
Ho chiuso i social anche per questo.
Ho lasciato libero un alloggio in quel grande condominio di specchi, dove ognuno controlla se la propria immagine continua ad apparire sul citofono degli altri. Preferisco sedere a un tavolo del bar, inviare o ricevere una lettera, fare una telefonata, persino un dissenso espresso bene.
Non le relazioni sociali di cartone.
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